LA PASSIONE RIBELLE di Paola Mastrocola

Di fronte all’inconsistenza di questi tempi moderni che sembrano addestrarci alla passività e che ci travolgono giustificandosi con una nostra volontà solo apparente, credo valga la pena domandarsi se sia proprio la privazione dello studio a renderci prigionieri inconsapevoli di un “andazzo” che ci fa male. Davvero male perché ci rende tristi e inconsapevoli, ostacolando in ogni modo qualsiasi tipo di miglioramento e obnubilando qualsiasi senso critico con la scusa di un’apparente opulenza di mezzi, conoscenze, possibilità.

Guidata da questa domanda mi sono interessata a “La passione ribelle”, edito da Laterza, di Paola Mastrocola, che, con sagacia, evidenzia come quella di “studiare” sia un’azione ormai dimenticata e rifiutata, invitandoci a riconsiderarla per riprenderci una libertà che, con l’inganno, ci è stata sottratta. Intendo la libertà di non dover produrre nulla e di concederci tutto il tempo necessario per approfondire argomenti e farli penetrare nelle nostre percezioni offrendoci, in definitiva, il rispetto della nostra unicità. In fondo il progresso aveva promesso di facilitarci, di rendere le nostre vite più lievi, di alleggerire i nostri carichi tanto da permetterci di godere più serenamente dell’esistenza … di certo non ci aspettavamo che ci avrebbe condotto alla frenesia divorante e alla spersonalizzazione terrificante alle quali stiamo assistendo più o meno consapevolmente … ed ora, che ci stiamo accorgendo di quanto siamo stati ingannati, è innegabile che lo studio si riveli come una delle più efficaci e potenti forme di ribellione.

Il tempo ha oggi assunto una veste del tutto nuova, si mostra dilatato con la complicità della semplificazione dei trasporti (Bologna – Parigi al prezzo di una trasferta urbana in autobus), dell’avvento dei social network (che senza nemmeno dover uscire di casa ci danno l’illusione di trovare degli amici), dell’utilizzo generalizzato degli smartphone (con cui conversare in un istante, in videochiamata, con persone all’altro capo del mondo), ecc. Ciononostante non siamo ancora riusciti a valorizzare questo mutamento ma solo a offrirci come vittime sacrificali delle logiche sottese alla sua promozione. L’energia propulsiva che abbiamo impiegato per espandere il tempo e goderne maggiormente nell’ottica di una sottomissione della tecnica allo spirito, a conti fatti, è stata alimentata solo dalle logiche di mercato e siamo finiti per sottomettere lo spirito alla tecnica facendo prevalere il fare sul pensare…così l’agognato progresso non poteva che trasformarsi nel regresso al quale stiamo assistendo. Un regresso che non ci vede padroni del tempo che abbiamo generato ma capaci solo di fagocitarlo senza sosta, sacrificando tutto di noi stessi in nome di un obiettivo che non riusciamo a chiarire neppure alla nostra coscienza … un obiettivo ingannevole e solo apparente. La tecnica avrebbe dovuto essere uno strumento in grado di liberare l’uomo dalle più oppressive fatiche fisiche, così da renderlo capace di dare forma al suo impulso creativo. Dunque viene da domandarsi cosa mai sia accaduto e quando abbiamo iniziato a perdere l’obiettivo. Oggi non abbiamo tempo di indugiare, riflettere, ragionare, farci compenetrare e ci ritroviamo a studiare, come sostiene l’autrice, “solo sui libri di testo, su manuali sempre più smilzi e non si prova più il desiderio di “cercare”, di leggere altro, di frequentare libri nascosti, che appartengono a un patrimonio millenario di sapere. Si fa sempre di più, nella maggioranza dei casi, un lavoro di seconda mano, senza usare le fonti, senza attingere direttamente ai classici”…”Ci si ferma ai sunti, alle navigazioni on line, facili, veloci. Superficiali. Non si frequentano i fondali”…”E tutti noi rimaniamo a bagno, in balia delle onde, ignari di tutto il meraviglioso lavoro che ha scavato sotto di noi mari profondissimi. La biblioteca di Borges, quel labirinto pieno di sorprese in cui un tempo ci piaceva perderci, è finita nel nulla”. Al contrario, studiando, nel vero senso della parola, abbiamo la possibilità di trasformare le cose a modo nostro e riorganizzare il senso in base alle nostre necessità, quindi studiando cambiamo il mondo, pagina dopo pagina, sempre di più. E’ fondamentale far riemergere “questa gratuità dello studio, questo suo valore non utilitaristico” in un mondo in cui scuole ed università “promuovono uno studio utile, concreto, immediatamente spendibile per fini pratici, economici, sociali” perché, come osserva Paola Mastrocola, finora abbiamo tradito l’etimologia stessa della parola scuola che deriva da skolé, parola greca che significa “tempo libero” dedicato allo studio. E’ fondamentale far riemergere la gratuità dello studio per affinare la nostra capacità di pensiero e “accedere ai piaceri speculativi che appartengono alle più alte sfere dello spirito” perché siamo ancora degli esseri pensanti e come diceva Goethe “la felicità suprema del pensatore è sondare il sondabile e venerare in pace l’insondabile”.

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