LA VITA AL TEMPO DELLA CRISI di Amalia Signorelli

Come giovane italiana non posso negare di aver subito profondamente gli sviluppi sociali degli ultimi decenni. E’ difficile assaporare una condizione agiata che, non solo accondiscende, ma persino nutre elevate aspettative, per poi assistere ad una regressione tanto profonda come quella che è intervenuta nell’ultimo periodo, a seguito del processo di globalizzazione e, nel caso specifico dell’Italia, della crisi economica.

Ad ogni modo, conformemente a quanto lascia intendere Amalia Signorelli nel suo “La vita al tempo della crisi”, dal mio punto di vista, quella a cui stiamo assistendo non è solo una crisi finanziaria ma una vera e propria crisi culturale in cui gli schemi cognitivi abituali e i principî morali interiorizzati si sono rivelati purtroppo inadeguati. Nel suo testo, edito da Giulio Einaudi Editore, l’autrice ha svolto un esame scrupoloso della situazione attuale ponendosi proprio l’obiettivo di verificare la veridicità di questa definizione (stiamo davvero vivendo una crisi culturale radicata?) e non ho dubbi sul fatto che troverete molto interessante ed utile osservare questo suo percorso per valutarne le opportune conclusioni.

Mentre ci ritroviamo a sperimentare nuovi comportamenti, spazi e valori, l’Autrice indaga nelle nostre esperienze concrete post-crisi esplorando i cambiamenti intervenuti in ciò che governa il nostro agire quotidiano, in diversi campi d’azione (riproduzione, lavoro, rapporto con le istituzioni e partecipazione politica). Allieva di Ernesto De Martino e docente di Antropologia culturale, con diverse esperienze di insegnamento alle spalle, presso le Università di Urbino, Napoli, Roma, l’E.H.E.S.S. di Parigi e l’Universidad Autonoma Metropolitana di Città del Messico, Amalia Signorelli, proponendo negli ultimi anni a televisione e quotidiani interpretazioni antropologiche dei fatti politici e di cronaca, ha avuto l’innegabile pregio di risvegliare un insospettato interesse del pubblico per l’antropologia che auspico conduca a sviluppi sociali più costruttivi ed edificanti.

Lo auspico perché a quanto pare, come ella ben osserva, la nostra società, non sapendo più attribuire significato e valore agli accadimenti, sta scomparendo nella propria essenza e nella propria capacità di influenzare le vicende del mondo, cosicché nessuno sembra più in grado di manipolare la situazione in modo efficace. Non vorrei apparire troppo pessimista ma non vi sentite forse tutti, chi più chi meno, pervasi da un forte senso di impotenza, inutilità ed insignificanza tale da indurci al ritiro passivo dal mondo? Se anche voi percepite questo stato d’animo è forse perché è innegabilmente finito il tempo in cui era sempre disponibile una soluzione praticabile e le persone riuscivano a decidere e ad agire superandosi nei risultati. In questo tempo, infatti, le soluzioni efficaci si mostrano solo parzialmente o sono del tutto impraticabili, così, nella nostra precarietà, come riuscire a programmare o progettare? Al massimo, se siamo svegli, “afferriamo l’occasione”. “Peccato che le statistiche ci dicano che le occasioni non sono affatto casuali: anzi, hanno una deprecabile tendenza a presentarsi sempre negli stessi ambienti, sugli stessi itinerari. Peccato per chi si trova da un’altra parte”.

Purtroppo l’universo giovanile è stato quello maggiormente ferito dalla crisi. A seguito del decadimento delle vecchie strutture sociali, si pone di fronte a noi l’arduo compito di inventarci una nuova vita privata e, se questo già normalmente può risultare un compito complesso, come farlo quando, in una società sottoposta a continua incertezza su tutti i fronti, è così difficile reperire modelli o punti di riferimento convincenti e stabili?

Insomma la nostra è chiaramente una generazione che non può fare progetti né darsi programmi e quando cerca di farlo, i risultati deludono, spesso profondamente, le aspettative. Ma non dobbiamo demordere perché c’è una speranza a farsi spazio tra le piaghe che ci stanno ostacolando. Come già accaduto più e più volte nell’arco dell’evoluzione della nostra specie, di nuovo ci troviamo di fronte alla scelta tra progresso e regresso ed auspico che, il largo spazio che la crisi culturale sta lasciando alla sperimentazione di nuovi modelli, stili di vita e gerarchie di valori, guidi gli italiani, e gli esseri umani in generale, alla creazione di un futuro migliore.

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