FAME di Knut Hamsun

Questo testo semi auto-biografico, caratterizzato dalla tipica indagine su se stessi che contraddistingue gli scritti del ventesimo secolo, concepito dal premio Nobel per la letteratura Knut Hamsun e pubblicato da Edizioni Clandestine, non mi sorprende che sia stato il primo romanzo per cui lo scrittore è stato acclamato. Il premio Nobel, Hamsun lo ricevette nel 1920, per “Il risveglio della terra”, ma già “Fame”, permette di apprezzare la penna dell’autore che, in questo monologo interiore, ambientato a Kristiana (attuale Oslo), trasmette nitidamente le sensazioni confuse e dolorose che un giovane ed egocentrico scrittore affronta nel tentativo di guadagnarsi da vivere con la scrittura, tra fame e povertà.

Solo a seguito della lettura del libro, ho approfondito la conoscenza dello scrittore scoprendo che, dopo la seconda guerra mondiale, fu accusato di collaborazionismo e rinchiuso in un ospedale psichiatrico fino al 1948 quando, a seguito delle dichiarazioni di un medico circa la permanente compromissione delle sue facoltà mentali, venne disposta l’archiviazione dell’accusa di tradimento. Che dire? Strano che già nel 1949 Hamsun sia stato in grado di scrivere circa questa esperienza in “Per i sentieri dove cresce l’erba”, così come amaro è leggere che, sebbene sia stato scagionato da qualsiasi forma di affiliazione al regime nazista, fu avviato nei suoi confronti un procedimento per responsabilità civile terminato con la sua condanna al pagamento di 325.000 corone norvegesi per la sua presunta iscrizione al Nasjonal Samling. Certo è che la sua figura è molto dibattuta e questo, non posso negarlo, stava per indurmi a rinunciare alla stesura di questa recensione … poi ho riflettuto sul fatto che, nella conoscenza, ambire all’oggettività, per quanto possibile, è fondamentale, senza contare che la bellezza, a volte, si annida nei posti più impensati ed è nostro compito arricchire la nostra personalità a tal punto da concederci la libertà di scorrere fra gli opposti traendone le migliori conclusioni, senza avere preconcetti o farci influenzare … così eccomi qui, ad elogiare la penna di un uomo che, forse ha fatto pessime scelte di vita, ma di certo ha avuto la capacità di introdurci a una delle sensazioni più acri e temibili che esistano, la fame, non solo di cibo ma anche di ispirazione, mentre si alternano, tra le sue pagine, giorni di sazietà e decoro, intuito ed elevazione, a giorni di carestia, svilimento, ripensamenti stilistici e terrore di incappare nella miserabile banalità.

Sebbene sia carico di oscurità, questo testo è in grado di mostrarci lucidamente il buio che tutti noi, prima o poi, incontriamo e, nel farlo, si rivela incredibilmente attuale se si intende la lotta del protagonista come la lotta che ogni essere umano deve affrontare contro una società, la nostra, apparentemente incapace di offrici qualsivoglia approvazione o riconoscimento … per questi motivi “Fame” è un libro da leggere, perché  tutto questo innegabilmente può renderci delle persone più consapevoli.

 

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